Visto che sono tornati di moda, rivediamo cosa sono e come funzionano.
Nell’attuale mondo della finanza globalizzata, grazie ai nuovi strumenti finanziari derivati come i CDS (Credit Default Swap) e alle operazioni di cartolarizzazione, gli operatori finanziari possono gestire “attivamente” il rischio insito nel loro portafogli titoli, sia mantenendo l’esposizione al rischio di insolvenza (default) sia scaricando il rischio al mercato, comprando un CDS.
I CDS, derivati creditizi che proteggono dal rischio di fallimento (default) fungono – in sostanza – da assicurazione finanziaria.
Per fare un esempio pratico, se a una certa ora di un certo giorno l’assicurazione dal fallimento sul titolo obbligazionario della Repubblica Italiana viene scambiata a 255,5 punti base significa che per sottoscrivere quell’assicurazione sul default dello stato dovemmo pagare il 2,56% dell’investimento nel titolo. Per assicurare, dunque, 1 milione di euro investiti in BTP occorre spendere 25.550 euro in CDS.
Per mezzo di tali strumenti finanziari gli intermediari possono anche esporsi con grande facilità a elevati rischi concedendo continuamente protezione contro il rischio di fallimenti, ovvero vendendo grandi quantità di CDS essendo corrispondentemente aumentata l’esigenza di chi voglia, al contrario, proteggersi dal rischio di default.
A che pro gli intermediari speculatori assumono questi rischi? Facile! Essi vengono remunerati dal valore del valore del CDS, una sorta di premio assicurativo-finanziario, ricevuto in cambio della vendita della protezione svolta dal CDS.
Se i CDS fossero impiegati correttamente e consapevolmente, questa pratica può consentire di tenere sotto controllo i rischi e svincolare l’attività di impiego a sostegno dei rischi insiti nell’investimento.
Ma non sempre. Ad esempio nel caso della Grecia per il fatto che formalmente il debito greco è stato rinegoziato, seppure comportando una perdita di oltre il 50% del capitale facciale, i CDS non hanno rimborsato nulla, in quanto tale rinegoziazione non è stata interpretata come un evento creditizio coperto dal CDS.
I CDS nascono per proteggere il rischio che si verifichi una determinata condizione avversa come il default (fallimento), ma anche il ritardato pagamento di cedole e/o interessi. Questi momenti vengono qualificati tecnicamente come “eventi creditizi” (credit event), e rappresenti genericamente da giornali e mass media come delle assicurazioni al rischio di fallimento di una società o di uno Stato.
Tecnicamente il CDS è un contratto bilaterale, tra due parti, ovvero un accordo tra un acquirente (protection buyer) e un venditore (protection seller) del CDS.
Si stipula nel contratto che il venditore del CDS si impegna, a fronte del pagamento del premio rateale versato dall’acquirente, ad effettuare un determinato pagamento (la copertura) nel caso si verifichi l’evento creditizio.
La particolarità del CDS sta proprio nell’offrire agli investitori che hanno portafogli titoli (ma anche senza possedere titoli ed in questo caso puri speculatori) la possibilità di cedere il rischio di perdite se fallisse l’emittente delle obbligazioni (Stati, enti pubblici o società private), realizzando la copertura senza il trasferimento di proprietà delle obbligazioni
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